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mercoledì 18 maggio 2011

PRIMO SANGUE

1-ICHI (1-Ichi – Giappone 2003) di Masato Tanno
1-Ichi (Trailer)


Nessuno può competere con Mr. Dai (Teah) quando si tratta di menare le mani. Taciturno “bancho” e leader incontrastato di un piccolo branco di liceali, fedelissimi ed ossequiosi, la sua vita scorre (relativamente) tranquilla, tra mattinate trascorse fra aule e cortili scolastici e violentissimi scontri, a mani nude, con boss di gang rivali e, più in generale, con chiunque abbia voglia di misurare la sua forza e contrastare la sua leadership. Tutto tranquillo, quindi, tranne che per un piccolo, insignificante, particolare: Satoichi (Nao Ohmori). Ogni volta che Dai è coinvolto in un combattimento, infatti, Satoichi è sempre lì, a fissarlo con occhi adoranti ed un inquietante sorriso, stampato sul volto.
Dai è convinto che Satoichi, in qualche modo, si faccia beffe di lui. Ciò che ignora, invece, è che il suo compagno di scuola trae un morboso piacere da tutta quella violenza. Lo stesso insano piacere, fisico e mentale, che Satoichi ricava anche dalle continue umiliazioni e dagli atti di bullismo di cui è perenne vittima, sia tra le mura scolastiche che tra quelle del corso di karate dove, il sadismo dei compagni e del suo maestro nutre i suoi istinti masochistici, provocando in lui un devastante ed incontrollabile mix di sensi di colpa e godimento (incarnato da emblematiche erezioni, violente ed improvvise).
Le cose cominciano a cambiare, quando l'ambiguo Onizame (Chihara Junia) un nuovo studente, da poco trasferitosi nella scuola di Dai e Satoichi, inizia rapidamente ad imporsi con la violenza e con una serie di comportamenti, astutamente crudeli. Dopo aver picchiato selvaggiamente uno dei seguaci di Dai, fino a mandarlo in ospedale, ed aver violentato una delle ragazze della gang, Onizame attende placidamente l'inevitabile scontro con il re della scuola. L'esito del combattimento è inaspettato: Dai viene brutalmente sconfitto ed ora l'unico che possa fronteggiare Onizame è proprio Satoichi, a patto che riesca a risvegliare la propria rabbia repressa, incanalando tutta la sua frustrazione e i suoi sensi di colpa...

Masato Tanno dirige nel 2003 il prequel di quella che probabilmente è la pellicola di Takashi Miike più celebre ed acclamata: “Ichi the Killer”. Il film di Tanno, già aiuto regista di Miike in numerosi film (tra cui lo stesso “Ichi the Killer”), si prefigge lo scopo di narrare le vicende del giovane Satoichi, raccontando gli eventi che spingeranno il ragazzo a trasformarsi in Ichi, il killer frignone e sfigato del film di Miike. Scopriamo così che Satoichi (sempre interpretato da Nao Ohmori, stavolta veramente improbabile nei panni del liceale), anni prima di indossare la tutina di gomma con il grande uno dietro e di essere ipnotizzato dal misterioso Jijii (interpretato, nel film di Miike, dal regista Shinya Tsukamoto) era già un giovane disturbato, represso e frustrato, morbosamente attratto, ma allo stesso tempo terrorizzato, dalla violenza e dal fascino che quest'ultima esercita su di lui.

 
Masato Tanno sfrutta a suo favore tutto ciò che di positivo può esserci in un budget risicato, mettendo in piedi un'opera asciutta, spolpata di qualsiasi elemento complementare (compresi gli effetti speciali) e, da un punto di vista prettamente registico, sicuramente interessante. Il tocco di Tanno, seppur singolare (anche se vagamente derivativo), è chiaramente lontano anni luce da quello di Miike, anche se, in nuce, nel suo lavoro sono presenti (e non potrebbe essere altrimenti) ingredienti tipicamente miikiani (esasperazione della violenza, repressione, bullismo, misoginia, suggestioni omoerotiche).

 
I problemi arrivano, semmai, a livello di sceneggiatura. Satoichi, infatti, viene descritto come qualcuno che, già da tempo, si è inoltrato lungo un percorso di disagio mentale. Molto prima, dunque, che Jijii (come narrato nel primo film) alimenti i suoi incubi e i sensi di colpa, instillandogli nella memoria i falsi ricordi, utilizzati per controllarlo e manovrarlo. Il cammino sanguinante e distruttivo di Satoichi, quindi, ci viene descritto e proposto come un'esperienza in corso, già iniziata. Un viaggio di cui conosciamo abbondantemente la meta, ma di cui ignoriamo l'effettivo punto di partenza. Quello che ci viene proposto, infatti, non è altro che l'esordio un po' tarocco e semplificato dell'alienazione di Satoichi. Una serie di eventi che rimpiazzano totalmente alcuni episodi, peraltro già citati in “Ichi the Killer”, che probabilmente avrebbero meritato un adeguato approfondimento, come l'incontro con Jijii e l'omicidio dei genitori del protagonista. Quando, ad esempio, il desiderio sessuale represso, nella mente di(ma)sturbata di Satoichi, inizia a confondersi con il desiderio di morte? Quando i due livelli (sesso, carne, vita/violenza, sangue, morte) cominciano a fondersi e a divenire un singolo elemento contorto ed inestricabile? Il film di Tanno non dà risposte soddisfacenti a questo genere di domande, proponendosi come un puro e semplice (ed anche godibile, in alcuni momenti) collage di situazioni violente (ma molto meno ironiche ed “estreme” di quelle presenti nel film di Miike) scevro da qualsiasi tentativo di approfondimento.

 
Per quanto riguarda gli altri protagonisti, Il personaggio di Dai (interpretato da Teah) è trattato in maniera eccessivamente superficiale, mentre gli altri sono poco più che figurine abbozzate e, nonostante Chihara Junia interpreti, in maniera abbastanza convincente, un villain decisamente bastardo e sadico come Onizame, nel film manca indubbiamente una figura carismatica e centrale come il Kakihara di Tadanobu Asano (qui presente come autore delle musiche), vera e propria icona e character fondamentale di “Ichi the Killer”.
Il film, nonostante sia passato abbastanza inosservato (cosa, tutto sommato, insolita visto che si tratta comunque del prequel di un cult movie), è consigliato in particolar modo ai fan sfegatati della pellicola precedente, curiosi di conoscere la vita di Ichi, prima che iniziasse ad andare in giro ad affettare papponi, yakuza e puttane. Da evitare con cura, ovviamente, se non avete mai visto “Ichi the Killer”.

MEISTER STEINER DICE: 5,5

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