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giovedì 6 maggio 2010

RAPACITA'

KING OF THE ANTS (King of the Ants - USA 2003) di Stuart Gordon
King of the Ants (Trailer)

SCHEDA FILM

Sean Crawley (Sean McKenna) è un giovane, senza arte né parte, che tira a campare lavoricchiando per un’impresa che si occupa di ristrutturare case. La sua vita cambia completamente quando, durante una di queste ristrutturazioni, conosce Duke (George Wendt, il Norm Peterson della serie “Cheers”) il quale lo presenta al suo capo, l’ambiguo uomo d’affari Ray Matthews (Daniel Baldwin). Ray ingaggia Sean per spiare i movimenti di Eric Gatley (Ron Livingston) un contabile che ha appena scoperto qualcosa di losco, negli affari della società di Ray. Per giorni, Sean spia la vita del contabile e della sua famiglia, scoprendosi morbosamente attratto dalla moglie di lui (la splendida Kari Wuhrer). Una sera Ray, ubriaco, offre a Sean 13.000 dollari per eliminare Eric. Sean, pensando che Ray voglia davvero Eric morto (in realtà Ray è sotto i fumi dell’alcool), accetta l’offerta ed uccide il contabile. Accortosi del tragico equivoco, cerca di avvicinare Duke, ma viene prontamente scaricato da chi gli aveva commissionato il lavoro. Quando Sean decide di ricattare Ray, per avere la sua ricompensa, per tutta risposta viene rapito e portato in una vecchia villa abbandonata. Lì sarà torturato per giorni dagli uomini che lavorano per Ray, finché…

Stuart Gordon (“Re-animator”, “From Beyond”, “Dagon”) abbandona, per una volta, le atmosfere horror lovecraftiane, dirigendo questo thriller-noir davvero molto particolare. Il film, asciutto e diretto, è un’amara riflessione sulla natura avida e bestiale dell’essere umano, un ritratto sporco e violento della bramosia dell’uomo. Lo stesso stile di Gordon (qui davvero irriconoscibile, rispetto ai suoi lavori tradizionali) sembra adeguarsi perfettamente al racconto, evolvendosi in una forma decisamente più diretta, aggressiva e "sporca".
Ottima, ad esempio, la sequenza del delitto (uno degli omicidi più realistici mai visti in un film) e le terrificanti scene di tortura con la mazza da golf, nonché le immagini disturbanti che rappresentano il rimorso e l’angoscia del protagonista. McKenna, precedentemente attore di soap opera, offre, in questo senso, una prova davvero convincente.

Purtroppo, il punto debole del film è rappresentato da una sceneggiatura a dir poco traballante, nella quale alcune situazioni sono risolte in maniera decisamente troppo frettolosa (una su tutte, l’intervento dell’amico nerd con il furgoncino!). Da questo punto di vista, anche il finalone roboante (benché catartico) stona abbastanza, rispetto a quello che era stato lo stile della pellicola fino a quel punto.


In conclusione, un film che merita di essere visto, dotato di soluzioni narrative abbastanza interessanti (e di altre francamente imbarazzanti), che aveva tutte le carte in regole per diventare il classico cult-movie.

MEISTER STEINER DICE: 7

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