Martyrs (Trailer)
SCHEDA FILMNell’orfanotrofio Lucie s’isola, sia dagli adulti che dalle altre bambine, creando una sorta di muro invalicabile per tutti. Per tutti, tranne che per Anna (Morjana Alaoui) un’altra orfana che, in poco tempo, diventa la sua migliore amica.
Quindici anni dopo, un’allegra famigliola composta da padre, madre e due figli adolescenti, è impegnata nella colazione domenicale, nella cucina della propria casa di campagna. Improvvisamente suonano alla porta. Il padre va ad aprire e si trova davanti Lucie, armata di fucile. La ragazza, senza mostrare alcuna pietà, stermina l’intera famiglia a sangue freddo. Compiuto il massacro, Lucie telefona ad Anna chiedendole di raggiungerla ma, agganciata la cornetta, viene immediatamente assalita dalla stessa creatura che, una notte di quindici anni prima, aveva incominciato a tormentarla: una donna orribilmente sfigurata e deforme.
“Martyrs”, scritto e diretto da Pascal Laugier (nel 2011 dovrebbe uscire il suo remake di “Hellraiser”) e presentato al Festival di Cannes 2008, s’inserisce direttamente all’interno di quella nuova corrente horror d’oltralpe (che tanto ha fatto gridare al miracolo gli appassionati del genere), da più parti definita come la nouvelle vague dell’horror francese e della quale fanno parte film come “Frontier(s)” di Xavier Gens e “Alta tensione” di Alexandre Aja. Si tratta del secondo film di Laugier, dopo l’acclamato “Saint Ange” del 2004, film che personalmente mi ha deluso non poco.
“Martyrs” è una pellicola che, pur essendo caratterizzata da quegli elementi exploitativi, i quali potrebbero essere superficialmente utilizzati per ricondurla al cosiddetto filone Torture Porn, si discosta in maniera piuttosto decisa da questo recente sottogenere dell’horror moderno. L’esplicito (e per questo pornografico) processo di sofferenza e violenza che porta lentamente alla morte, tipico dei Torture Porn, è accompagnato, nel film di Laugier, da un’insolita componente che, in mancanza d’altri termini, potrei definire “pudica”. Nulla viene ostentato in maniera magnificata e compiaciuta. Quasi mai, durante la visione, si ha l’impressione che la sofferenza delle protagoniste sia utilizzata per sollecitare il voyeurismo dello spettatore. In “Martyrs”, infatti, esiste uno scopo finale, una meta, per tutto il tormento mostrato o suggerito; come se quei corpi femminili offesi, tagliati e mutilati, fossero semplicemente lo strumento impiegato all’interno di un processo di “ricerca” e “rivelazione” che coinvolge torturatore e torturato, avvolti in una corona luminosa d’atroce complicità.
Anna e Lucie, come suggerisce il titolo del film, sono martiri (e non aggiungo altro, onde evitare lo spoiler). Il termine “martirio” deriva dal greco μαρτύς (martýs) o μαρτύρ (martýr), ovvero testimone. In questo caso martiri/testimoni del mistero più grande che attende ognuno di noi. Il martirio presentato come autentico battesimo e strumento purificatore, nonché mezzo di rinascita (vista come il raggiungimento di un nuovo stato), attraverso il dolore e l’annullamento del proprio corpo. Il supplizio interpretato come strumento, attraverso il quale viene attivato quel particolare stato psichico di sospensione ed elevazione della mente, comunemente chiamata “estasi”, mostrata nella sua accezione di “annullamento di sé”. La soppressione della “razionalità discorsiva”, quindi, in favore dell’attivazione dell’emisfero cerebrale destro, quello “emotivo”, quando la mente, attonita, è immersa in uno stato di beatitudine, pronta ad assorbire la rivelazione più attesa. Estasi, quindi, come culmine delle possibilità umane. Autocoscienza raggiunta solo tramite un lungo processo di sofferenza fisica e mentale, imposta, rifiutata ed infine accettata.
Ottima prova per Mylène Jampanoi (Lucie) e per la splendida attrice marocchina Morjana Alaoui (Anna), sulle cui spalle poggia tutta la seconda parte del film (quella indubbiamente più interessante).
MEISTER STEINER DICE: 8,5



0 commenti:
Posta un commento