Ai primi del novecento, Nick Corey è lo sceriffo della minuscola contea di Potts: appena 1280 anime (anzi, anche meno poiché, come afferma uno dei protagonisti, nel numero sono compresi anche i negri e questi, si sa, non hanno anima). Nick Corey sembra avere un solo scopo nella vita: fare il proprio lavoro con il minor sforzo possibile, sfuggendo ai richiami dei suoi concittadini e soprattutto ai rimproveri della moglie, un'autentica strega, e alle stramberie del fratello ritardato di lei. Nick Corey è un perfetto imbecille, o per lo meno così viene considerato da tutti gli abitanti di Pottsville, nonché dalla sua stessa famiglia. Proprio quando anche noi lettori siamo ormai convinti di trovarci di fronte ad uno scemo innocuo, ecco il corto circuito: Nick Corey non è affatto lento di comprendonio, anzi non lo è mai stato, è semplicemente convinto che, per vivere tranquillo, il suo compito sia quello di recitare il ruolo che gli è stato assegnato. Ben presto tutti si accorgeranno, a proprie spese, quanto Nick Corey sia decisamente poco "innocuo". “Colpo di spugna” (“Pop. 1280”, nell’edizione originale) viene considerato, a ragione, il capolavoro di Jim Thompson (anche se, personalmente, continuo a preferire “Diavoli di donne”). Un protagonista tratteggiato in maniera mirabile, fusione tra Lou Ford, lo sceriffo serial killer di “L’assassino che è in me” e William Collins, l’ex pugile protagonista di “E’ già buio, dolcezza” ed una trama a dir poco entusiasmante, nella quale tutti i tasselli finiscono per incastrarsi tra di loro, alla perfezione.
Si tratta di un romanzo spaventoso, agghiacciante, come lo sono spesso i romanzi di Thompson, un autore in grado di descrivere e tratteggiare gli aspetti più nascosti e paurosi dell’animo umano, uno dei pochi autori in grado di “spaventare” realmente.
"Colpo di spugna", infatti, è un romanzo dai dialoghi crudeli, nei confronti dei quali il cinema moderno non può che essere fortemente debitore (dopo aver letto quello tra il protagonista e il vecchio nero Zio John, non si può non pensare ai dialoghi dei film di Tarantino o dei fratelli Coen, ad esempio).
Nel 1981 Tavernier (spostando la storia dal Texas al Senegal) diresse l'omonimo film con Noiret protagonista.


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