...E la notte si tinse di sangue (Trailer)
SCHEDA FILM Cain Adamson (Mathieu Carrière) è un reduce, ex combattente in Vietnam, con (come ogni buon reduce del Vietnam che si rispetti) un passato da eroe di guerra e un presente che lo vede coacervo di problemi psichici e comportamentali. Sbarcato a Belfast, si ritrova a girovagare per le strade della città, cercando disperatamente di sbarcare il lunario, tra mense dei poveri, squallore, povertà e attentati dell'IRA.
Un giorno si ritrova, affamato e disperato, davanti alla porta di una piccola pensione, abitata da un gruppo di giovani infermiere. Le ragazze, nonostante una certa diffidenza, lo ospitano, seppur per il breve tempo di un semplice pasto.
Tuttavia, nella mente tormentata di Adamson comincia rapidamente a prendere corpo un piano, per poter raggranellare un po' di denaro. La stessa notte, infatti, il reduce si intrufola nella casa delle ragazze, con l'intento di derubarle. Una volta nella casa, però, Adamson viene colto da un violento raptus che lo spinge a seviziare e uccidere le giovani infermiere, una ad una...
La pellicola, diretta dal canadese Denis Héroux (questo è il suo penultimo film), è composta da due parti ben distinte; una suddivisione, questa, che obbliga ad un'analisi disgiunta. Nella prima parte, l'obiettivo è quello di descrivere l'inferno interiore ed esteriore del protagonista, afflitto dai propri problemi psichici e immerso in una cupa realtà, d'angosciante squallore e miseria (materiale ed interiore).
Da questo punto di vista, il primo segmento del film è forse quello più interessante o, comunque, quello meglio riuscito, nonostante il lavoro non proprio eccelso di Mathieu Carrière, attore tedesco molto prolifico, soprattutto in televisione. Il tentativo di analisi psicosociale, insieme a quello di tratteggiare un protagonista che, seppur alla ricerca della pace interiore, si mostra penetrabile e mutevole, rispetto alla desolante violenza dell'ambiente esterno (lo sfondo è quello di una Belfast al centro di scontri cruenti, tra indipendentisti irlandesi e governo inglese), sono probabilmente l'unica cosa da salvare in un film che crolla, inesorabilmente, nella seconda parte.
È qui, infatti, che la sceneggiatura di Géza von Radvànyi (regista, sceneggiatore e produttore ungherese, di un certo spessore) mostra il suo lato più debole. Il tentativo di dare profondità al film, infatti, lascia il posto ad una seconda parte, smaccatamente exploitativa, dove il protagonista si trasforma (abbastanza inspiegabilmente, nonostante tutto) in un sanguinario maniaco sessuale. Adamson sequestra le giovani e belle infermiere, le obbliga a spogliarsi e ad avere rapporti lesbici, le sevizia e, infine, le uccide. Malgrado queste “squisitezze” da buongustaio, che farebbero felice qualsiasi appassionato di un certo cinema di(de)genere, Héroux non spinge eccessivamente (come avrebbe potuto e dovuto, a questo punto), sul pedale sanguinolento dell'exploitation. Si passa, quindi, da una regia scarnificata ed essenziale, funzionale alla prima parte del film, ad un tripudio di tette, culi e cespuglioni pelosi, decisamente vintage ma, tutto sommato, parecchio noioso e ripetitivo.
Per il cinefilo incallito segnalo, inoltre, che la pellicola di Denis Héroux mostra interessanti similitudini con il film “Angeli violati”, diretto da Koji Wakamatsu nel 1967. Entrambi i film, infatti, traggono ispirazione dalle efferate gesta, di cui si rese protagonista l'americano Richard Speck, negli anni '60. Anche nel film di Wakamatsu, ritroviamo un giovane protagonista, disturbato e sessualmente represso, deciso ad introdursi in un dormitorio di giovani infermiere, con l'intenzione di torturarle ed ucciderle. Fatte le dovute distinzioni, il film di Héroux, in alcuni momenti, sembra quasi una versione occidentalizzata e diluita (il film di Wakamatsu dura poco più d'un ora) di “Angeli violati”. Ovviamente, il cinema di Koji Wakamatsu è tutt'altra cosa e “Angeli violati”, nella fattispecie, è un film che riesce realmente, in maniera mirabile ed intelligente, a parlare di follia, repressione ed ossessione.
Per l'amante delle bellezze un po' retrò, invece, segnalo la presenza, nel film di Héroux, di Leonora Fani (“Giallo a Venezia”, “Bestialità”, “Calde labbra”), Ely Galleani (“La via della prostituzione”, “Nero veneziano”, “Emanuelle nera: Orient reportage”, “Mark il poliziotto spara per primo”, “La polizia incrimina, la legge assolve”, “Una lucertola con la pelle di donna”, “5 bambole per la luna d'agosto”) e Debra Berger (“Quel maledetto treno blindato”, “Emanuelle nera: Orient reportage”).
MEISTER STEINER DICE: 3,5


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